“Jingle Bell,
Batman gay,
Robin scemo sei
la Batmobil è un porcil,
Jocker t'acciufferei”
(Jingle Bells, Bart Simpson)
Miei affettuosi pargoli, pochi ma buoni, che ancora vi azzardate a leggere le mie scarse e triste avventure dalle pagine di questo blog, lasciatevelo dire, siamo in un momento di grande pessimismo cosmico.
E con siamo intendo un misero e deprimente plurale
maiestatis.
Ho appena terminato la visione de
“La vita è meravigliosa”, più o meno universalmente considerato il capolavoro di Frank Capra. Una visione cominciata con l'evidente desiderio di vedere un film lacrimevole e grondante buoni sentimenti: avevo approntato il mio kit di kleenex da commozione acuta, e avevo un animo ben predisposto al bene, mi sentivo come Scrooge la mattina di Natale.
Breve trama del film: Un povero diavolo di nome George, nato e cresciuto in uno sputo di Paese, inspiegabilmente viene su come un giovane pieno di talento e dotato di grandi aspettative. Quand'è pronto per partire per un viaggio intorno al mondo e poi per andare al college, il padre malauguratamente tira le cuoia, il che, data la totale idiozia del fratello minore, lo costringe a rimanere a tirare avanti l'azienda paterna, tenuta in società con uno zio sciroccato. Si tratta di una agenzia di mutui e prestiti immobiliari, condotta con scarso senso pratico, pensando più al bene dei poveri cristi che chiedono un prestito che al proprio tornaconto. Praticamente un'azienda destinata al fallimento, ma che, inspiegabilmente, George riesce a far sopravvivere e a sottrarre alle mire espansionistiche del malvagio imprenditore Potter.
Il fratello suddetto, nel frattempo, va all'università, si laurea e si sposa: il buon George, a questo punto, è già pronto a partire lasciando tutte sulle spalle del fratello quando questi gli annuncia che ha già trovato un altro lavoro. Quindi George rimane a tirare avanti la società lasciata dal vecchio, si sposa con un'inconsistente ragazza priva di personalità che lo ama da impazzire (tanto che ad un certo punto ammette “Ti ho sposato perché altrimenti sarei rimasta una vecchia zitella”), guadagna uno stipendio da co.co.co., vive in una casa sgarrupata* come la grotta di Gesù Bambino e sforna pure due o tre figlioli, il che rende le sue condizioni economiche ancora più misere. Tutto questo mentre i suoi amici più deficienti ed ipodotati sono diventati ricchi come Onassis.
Tuttavia quando il malvagio imprenditore gli offre uno stipendio decoroso, una bella casa e un lavoro con ampie possibilità di carriera e viaggi, egli rifiuta con virile orgoglio e maschio idealismo. Il perché non s'è capito.
ATTENZIONE SPOILER!
Un funesto giorno, il caro zio sciroccato, al quale qualsiasi uomo dotato di buon senso non avrebbe affidato neanche i soldi per il caffè, riesce a smarrire (si, s'è perso un mucchio di soldi e non ricorda dove li ha messi!) praticamente l'intero capitale della ditta. Ciò porta il povero George sull'orlo dell'esaurimento nervoso ed incline al suicidio. Senonché un angelo decerebrato accorre in suo aiuto, lo salva da morte certa e gli mostra come sarebbe stata la vita se lui non fosse mai nato: la mamma fa l'affittacamere, il fratello idiota è morto, lo zio sciroccato è in manicomio, la moglie è rimasta zitella. Praticamente ogni cosa è andata esattamente come sarebbe dovuta andare in un mondo governato da ragione e giustizia. Non si sa come, l'infausta visione fa rinsavire il buon George che capisce che, in fondo, la vita è meravigliosa e anche se si vive circondato da cretini si può trovare un lato positivo in ciò.
Ah, il debito viene saldato dal provvidenziale intervento di un gran numero di amici che fanno una colletta a favore del buon George, senza tirarsi indietro nel momento del bisogno. Una cosa che sta in piedi solo in un film, perché nella realtà sai che fuggi fuggi!
* in dialetto campano, parola dal significato di “pericolante e disastrata come la faccia di Michael Jackson”.
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Ebbene subito dopo la visione mi sentivo come Scrooge prima della visita dello Spirito del Natale Passato.
Un film stucchevole su come sia bello stare in un paese di duecento anime rinunciando ai propri sogni ed alle proprie speranze. Su come sia esaltante sposare una moglie remissiva ed amorfa, che non vede al di là della sua misera vita quotidiana nel paesello, circondata dai suoi ineccepibili compaesani. Su come faccia sentire realizzati aver passato una vita incatenati ad un ricatto morale di una famiglia che non si è mai sognata neanche per sbaglio di chiederti tu cosa desiderassi dalla vita.
Probabilmente la sottoscritta nei panni del protagonista avrebbe non solo portato a termine i suoi propositi suicidi, ma annegato con sé anche l'inebetito Angelo Clarence, poco avvezzo a quanto sembra alle asperità della vita quotidiana.
L'effetto, nel complesso, è che il mio cinismo grazie alla visione di questo capolavoro di buonismo è schizzato ai massimi storici.
E con questo dove voglio andare a parare? Assolutamente a nulla. Semplicemente a mostrarvi una compilation di cartelli impossibili da far rabbrividire.
Reperto numero 1
Trattasi, più che un cartello, di una scritta impossibile, vergata da mano ignota su un muro della città di Benevento. L'anonimo compositore recita (per i non bilingue):
“Berlusconi, dei grossi topi di fogna ti devono divorare mentre sei ancora vivo,
e il primo morso ti deve venir inferto da tua madre”
Il poeta gioca con abile maestria sul duplice significato che nella lingua campana assume il termine “
zoccola”, inteso tanto come “
topo di fogna dalle dimensioni di Gozilla” che come “
donna dedita alla professione più antica del mondo”.
Reperto numero 2
Questa foto, scattata a a Sant'Antimo (NA) è autentica e non è stata in nessun modo manipolata digitalmente.
Reperto numero 3
Il cartello dimostra inequivocabilmente come sia meglio evitare di impelagarsi in improbabili scritte in idiomi stranieri quando non si ha padronanza della lingua.
Reperto numero 4
Ed infine, questo annuncio impossibile, reperito tra gli annunci di lavoro di un famoso sito italiano. Cosa non si fa per passare un esame!
“...Ma quando apre la bocca mamma mia, mi casca la poesia
mi dice cose banali e poi ste' tipe son tutte uguali.
La mattina fanno cyclette, le gambe le radono con le Gilette
fanno diete da ammalato di diabete, facce lampadate con le gonne attillate
ma messe orizzontali son piu' pudiche di un frate!”
(Voglio una lurida, Articolo 31)
Buonasera carissimi! Vi sono mancata? Sono certa di no, anche se alcuni tra i miei più devoti fans avranno di sicuro percepito il loro vuoto esistenziale più profondamente durante la mia assenza. Almeno fino all'altro ieri.
Infatti, proprio l'altro ieri è stata creata la donna perfetta, il sogno di ogni uomo imperfetto che abbia mai messo piede su questo bizzarro mondo.
Si sa che ogni uomo desidera una donna che abbia poche fondamentali e semplici caratteristiche che ben potrebbero convivere in chiunque:
1) Deve essere bellissima, perfetta, tipo Barbie ripassata con Photoshop. Taglia 40, fondoschiena di marmo che manco le grazie di Canova, seni sempre rivolti a Nord come l'ago di una bussola, labbra carnose come la Dellera e neanche la vaga ombra di un'imperfezione, che so, un brufolino, un micron di cellulite o un'unghia scheggiata
2) Deve mostrare un aspetto sempre perfettamente curato, non può avere un capello fuori posto o il trucco sbavato o ingrassare di un solo microgrammo. Contemporaneamente, tuttavia, deve essere pronta in non più di dieci minuti e, soprattutto, non deve mostrare la minima preoccupazione riguardo al suo aspetto. Deve essere naturale e spontanea
3) Deve cucinare meglio di Vissani e Nonna Papera messi insieme. E nonostante ciò deve avere l'umiltà di ammettere che il proprio paté de fois gras tartufato con sentori d'arancia e spezie del Mediterraneo è nulla in confronto all'uovo fritto di Mammà
4) Deve avere un lavoro molto redditizio che, tuttavia, non la ponga nella gerarchia sociale più in alto di lui e, in caso di necessità impellenti (ovvero una qualsiasi bisogno, desiderio o capriccio del suo uomo), le permetta di prendersi uno o più giorni di ferie retribuite
5) Deve tenere la casa sempre pulita ed in ordine e non appena lui mette disordine o sporca (e quando mette disordine lui l'effetto è quello di un terremoto di magnitudo 8 scala Richter), essere pronta senza ombra di irritazione a riportare tutto allo status quo ante in non più di cinque minuti
6) Deve essere una compagna fedele, una madre carismatica ma permissiva, una nuora umile, una padrona di casa ineccepibile, una moglie remissiva, accondiscendente e sempre disposta al perdono
7) A letto deve avere l'abilità di una pornostar navigata e l'incolmabile desiderio di una ninfomane (meglio se bisessuale)
| Nota Bene: il possedere l'ultima delle caratteristiche testé elencate può sopperire all'abissale carenza di tutte le altre. |
Ebbene, maschietti, la scienza è venuta incontro alle vostre semplici e inspiegabilmente inascoltate richieste. Il risultato si chiama Aiko.
Aiko (dal giapponese “
Ai”, “amore”, e “
ko”, “ragazza”), è la donna perfetta: riunisce in sé tutte le caratteristiche elencate.
Ah, dimenticavo, Aiko è un robot. Ma questo è un particolare. E' stata inventata in Canada da un certo ingegnere giapponese di nome Le Trung, evidentemente anche lui frustrato dai mille difetti delle donne comuni (uno su tutti, il possesso di una personalità).
Aiko ha l'aspetto di una docile ragazzina ventenne, la capacità di recepire stimoli dal mondo esterno e di compiere gesti come lavare, stirare o dare indicazioni. E simulare un orgasmo. Non c'è da stupirsi, lo fanno molte donne perché non dovrebbe farlo un robot!
Detto ciò, inviterei l'altro sesso a temporeggiare prima di acquistare una robo-fidanzata: l'Ingegner Le Trung ha lavorato due anni e s'è indebitato fino al collo per realizzarla (chissà come l'avrà presa la signora Le Trung...), quindi temo che vi verrebbe a costare un patrimonio. Per ora accontentatevi della vostra donna in carne, ossa e cellulite, sorvolando, se vi riesce, sul fatto che ella possa avere dei difetti.