29/10/2007
Giano - Secondo episodio
Premessa: Questo post partecipa a Quorum e costituisce la seconda parte di un racconto ad episodi scritto a sei mani con due illustri colleghi, Capitan Charisma e Volso.


--- Continua dal primo episodio


Si fece il silenzio. Roby roteava il coltello disegnando l'aria di spirali e l'uomo legato alla sedia sgranava gli occhi ipnotizzato dalle rotazioni.
“Vedi questi uomini? Sordi, ciechi, ora più vivi di quanto non lo siano stati in cent'anni di vita? Non lo vorrei, ma sto regalando loro un istante di gloria”.
Le spirali si strinsero. Incrociarono il collo dell'uomo seduto e lo morsero lentamente, come voluttuose. Un grido lacerante.
Le mani di Alex, legate come un nodo sul manico del coltello, si sciolsero, l'arma bianca cadde con un rumore freddo e piatto; la bocca implorò un urlo che la gola si rifiutò di produrre. Mentre Roby elaborava nuovi concetti di geometrie sul corpo non più vivo del suo ostaggio, ormai libero, le membra rilassate, il viso immerso in un'espressione estatica.
“Come hai potuto? Perché? Noi volevamo dei soldi, volevamo, mica ammazzare così un uomo! Mica fare gli stronzi così guarda quanto sangue, guarda, guardati intorno! Ci hai messo nella merda tutti e due, Roby, sei un fottuto macellaio!”
“Calmati, cazzo!”
La voce di Roby a volte aveva il potere di far vibrare il torace di consapevolezza; Alex sembrò richiudersi in sé, piegato nella volontà, soppresso da quella voce, più che dal coltello che ora Roby puntava verso di lui. “Guardati” La voce si placò diventando quasi seducente. “Cosa volevi? Soldi? Pace? Figa? Prender casa ai tropici fottendotene di tutto? Non ti rendi conto di essere un fottuto represso, frustrato dagli stronzi come lui, da quelli che hanno tutto in mano? Sì, anche il potere di vita o di morte su quelli come te...Sì, questo stronzo che ora penzola sulla sedia come uno straccio, proprio quello a cui ho ricamato il collo poco fa, avrebbe potuto ucciderti, come e quando avesse voluto, ma non con il coltello come un vero uomo, no. Ti stanno portando alla pazzia, ti stanno incatenando per succhiarti l'anima e neanche te ne rendi conto...E qui o ai tropici o in qualsiasi angolo del fottuto mondo è sempre lo stesso, Alex, per gli agnellini come te, sempre a testa bassa, sempre pronti ad obbedire. Ma anche gli agnelli a volte diventano tigri...E ruggiscono!”
Si volta di scatto e con un taglio netto disegna una ferita come una chiave di basso sul volto dell'altro ostaggio, strappandogli un grido soffocato, trattenuto sulle labbra dalla morsa del bavaglio.

Il silenzio era ora interrotto solo da un mugolio affannoso e sibilante prodotto dall'altro uomo, legato alla sedia col beneficio di avere quella breve pausa prima della soluzione finale. Roby si era allontanato. Sigaretta tra le labbra, sfilata la camicia girovagava a petto nudo gongolante come un ragazzino. Sputava in terra e riprendeva a bisbigliare qualcosa come una canzoncina ritmata o una preghiera blasfema, che rimaneva incagliata sul filtro senza uscire dalla bocca e prender forma.
Appena Roby scivolò fuori dalla stanza, sembrò aver abbandonato quella dimensione spaziale. Contemporaneamente i muscoli dell'ostaggio e quelli dell'altro aguzzino si distesero lievemente e Alex si lasciò cadere contro un pilastro sporgente dal muro. Li si poté sentire sospirare insieme.
“Io...non so che cazzo gli è preso” sibilò Alex con quel che gli restava della voce “noi dovevamo...dovevamo prenderci i soldi, non ammazzarvi” Si avvicinò all'uomo quasi fino a toccarne la fronte con la sua, mentre quello iniziò a gemere più forte e a dimenarsi tra le corde. “Calmati. Ti devi calmare! Ci daranno quei cazzo di soldi, tu te ne andrai a farti fottere e non ci vedrai più finché campi. Dai, ti pare che quello ammazza pure te? Tu ci servi amico, tu sei la chiave per scappare da qui” Rassicurava se stesso più di quanto cercasse di rincuorare l'ostaggio. E sapeva che Roby, se lasciato agire, avrebbe potuto ucciderlo come l'altro, con lo stesso invariato sadismo. “Dobbiamo fuggire amico. Roby ha ragione sai? E' un mondo che ci succhia l'anima ed io...io non sono abbastanza forte, non so sostenere il peso di una vita sulle spalle. E sento di avere dentro...una tale poesia, un tale vigore, tanta vita che neanche se la immaginano gli stronzi come te...quelli che possiedono il mondo. Ma non riesco a muovere un dito, non riesco neanche a parlare, ti ricordi quella volta che mi rimproverasti nel tuo ufficio per l'affare con i Martini&Rossi andato a monte? Sì, quella volta avevo mille giustificazioni, e anche tu, sì, tu lo sapevi che non avevo colpe eppure mi attaccasti con un tale fiume di parole, accecate, violente, sadiche...che io non seppi cosa dire, rimasi come un cazzone ad annuire...eppure...ma và che ti sto a dire sté cazzate. Tu neanche te le ricorderai sté cose, quelli come te non sanno neanche che esistono gli stronzi senza palle come me” L'uomo seduto, disperato, si cagava sotto e piangeva come un bambino.
Alex gli tolse il bavaglio. Quello non urlò e rimase docile e insanguinato come una bestia sul banco da macello. E fu così che Alex vide. Per un attimo rivide le rotazioni ipnotiche del coltello di Roby, inalò l'odore aspro della ferita sul volto dell'uomo e quello nauseante della sua paura.
Fu un istante. Sapeva cosa avrebbe fatto Roby, era come se lo avesse davanti agli occhi, era come se vedesse la lama già ritagliare nuovi spazi sulla carne che aveva lì a pochi centimetri dal volto, striata di sangue, di muco e di lacrime.
Fu un istante. Girò intorno alla sedia, tagliò furiosamente le corde, e la spinse con un calcio. L'uomo ruzzolò in terrà. Rimase qualche istante in terra quasi ad attendere istruzioni. E Alex, per tutta risposta, si voltò verso il muro e si sedette per terra.

--- Continua nel terzo episodio
Pensato da unfannullone alle 22:15 | link | commenti (7) | categoria:




26/10/2007
Nonsense
“Secondo me è un periodo che non si capisce più niente.
No, dico nelle conversazioni, no?
Sia che si parli di noi, sia che si parli del mondo”
(Il senso, Giorgio Gaber)


Sembra che ci sia un complotto per rubarci il tempo, per accelerare l'avvicendarsi delle stagioni. Come se volessero metter fretta ai giorni, come se volessero tenerci sempre in un clima di festa artificiale che ci rende più indifferenti ed assuefatti.
Non so da voi ma qui i negozi hanno già allestito le vetrine di Natale. Ieri sono stata in un centro commerciale illuminato a giorno, un tripudio di lucine ammucchiate senza un ordine apparente, e su tutto un enorme, minaccioso Babbo Natale sbrilluccicante su una fastosa slitta piena di pacchi.
Perché?
La risposta dell'uomo della strada è quasi spontanea: per farci spendere di più e più a lungo. Ma l'uomo della strada non partorisce idee, si limita ad incrementare il mercato nero della loro adozione. Molto spesso anche il mercato degli organi, in una continua necrosezione di idee di cui si prende quel che serve e si gettano via le frattaglie. Che, gli antichi insegnano, sono le parti migliori.
In ogni caso, non credo che il megadirettore galattico di un centro commerciale che fattura una cifra notevole riesca a fatturare di più in virtù delle lucine che sparge con pazienza e perizia lungo tutta la superficie dell'edificio con annesso megaparcheggio. Non credo che guadagni tanto di più di quanto gli costi lo sproposito di elettricità che consuma per tenere accese tutte le suddette lampadine (che peraltro accende quando ancora è piano giorno). Non credo che un uomo comune, che notoriamente non percepisce la tredicesima ad ottobre, avrebbe alcun motivo di comprare dolci, regali o fastose decorazioni tre mesi prima. Anche il panettone più sopraffino dopo tre mesi diventa coriaceo come un pezzo di Travertino, o a limite elastico come una Vigorsol.
Mia sorella dice che tutta quest'aria di festa in concomitanza con Ognissanti (e anche con la commemorazione dei defunti, il che rivela anche un inaspettato risvolto macabro della vicenda) le fa perdere l'“atmosfera natalizia”.
Ma cos'è l'“atmosfera natalizia”? Io mi ricordo di aver sentito cose del genere solo nei cartoni degli Orsetti del cuore e in qualche film stile Mamma, ho perso il tram, Mamma, mi sono perso nella metropolitana, e Mamma santissima, ho perso un sacco di tempo a fare stì film (sottotitolo: E intanto sono entrato nella pubertà).
Pur essendo quasi a digiuno di filmografia di questo genere, io inizio adesso ad elaborare i primi articolati piani per il mio annuale capolavoro architettonico: il presepe.
Lo so che sono demodé, eppure, contro la volontà degli altri membri della famiglia, proseguo indomita la campana tradizione, disegnando più progetti di Renzo Piano, ogni anno con rinnovata passione. Pur essendo sostanzialmente agnostica.
Perché?
Perché ci sono cose che le persone fanno perché sentono di doverle fare a basta. Come se fossero mosse da una volontà a loro superiore. Come se dentro di esse si formasse un'azione autonoma senza che il loro lato conscio possa intervenire.

Come il Natale ad ottobre.


Thanks to Cyriak
Pensato da unfannullone alle 22:06 | link | commenti (11) | categoria: popolo ovvero uno animale pazzo




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"Senza pretesa di voler strafare io dormo al giorno quattordici ore anche per questo nel mio rione godo la fama di fannullone ...ma non si sdegni la brava gente se nella vita non riesco a far niente." Ebbene sì. Mi fregio di essere un fannullone
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